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  Il Falco pellegrino (Falco peregrinus) in falconeria

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NOME ITALIANO Falco pellegrino
NOME SCIENTIFICO Falco peregrinus
NOME INGLESE Peregrine falcon
FAMIGLIA Falconidae
GENERE Falco
SOTTOSPECIE Sottospecie europee: F. p. brookei (Sicilia, Sardegna, Sud Italia); F. p. peregrinus (Europa centrale e meridionale, Italia centro-settentrionale); F. p. calidus (Nord Europa). Altre sottospecie: F. p. anatum, F. p. cassini and F. p.
PESO M: 600-750 g; F 900-1300 g (ssp F. p. peregrinus)
APERTURA ALARE 110-115 cm
LUNGHEZZA TOTALE M: 40 cm; F: 46 cm
DESCRIZIONE GENERALE Falcone grosso e massiccio, piumaggio variabile, spesso grigio scuro sopra e chiaro striato sotto (negli adulti); il mustacchio è molto marcato, più grosso rispetto ad altri falconi come il Lanario o il Sacro
DIMORFISMO SESSUALE Nessuna differenza di colore tra maschio e femmina, che possono essere distinti solo per le dimensioni, essendo il maschio circa il 30% più piccolo e leggero della femmina
ALIMENTAZIONE IN NATURA Si alimenta quasi esclusivamente di Uccelli di tutte le taglie (dalla Cinciarella ai Germani reali) che cattura esclusivamente in aria in volo
HABITAT IN NATURA L'habitat riproduttivo non sempre corrisponde con l'ambiente dove il Pellegrino caccia. Vive praticamente ovunque, ma nidifica solo in montagna/collina, falesie rocciose a picco sul mare e in città
DISTRIBUZIONE IN NATURA Specie diffusa in tutto il Pianeta con circa 22 sottospecie; nel Paleartico è diffusa più o meno omogeneamente in tutti i Paesi
RIPRODUZIONE IN NATURA Inizia i corteggiamenti in Gennaio, depone da 3 a 6 uova, che vengono covate per circa 31-33 giorni soprattutto dalla femmina; non costruisce un vero e proprio nido, depone direttamente le uova sul substrato di una nicchia sulla roccia o su strutture artificiali (torri, palazzi etc.). I pulli impiegano 41-43 giorni per la crescita prima dell'involo e vengono quindi addestrati dai genitori per almeno altri 40-60 giorni dopo l'abbandono del nido.
ETA' DI MATURAZIONE SESSUALE Maschio: 1-2 anni; Femmina: 2-3 anni
FACILITA' DI RIPRODUZIONE Media
FACILITA' DI ADDESTRAMENTO Media
USO NEL BIRDCONTROL Usato per coprire vasti territori aperti (soprattutto Aeroporti e discariche)
USO A CACCIA Molto usato per cacciare ogni tipo di preda "di piuma": quaglie, pernici, starne, fagiani, anatre e corvidi
USO NEGLI SPETTACOLI Usato solo se si dispone di un ampio spazio aperto
NOTE E' il rapace più veloce, difficile da gestire per i neofiti, ha un cattivo rapporto col suolo, ove atterra con difficoltà; bisogna sapere usare magistralmente il logoro per avere un buon controllo di questo rapace
REPERIBILITA' Molto facile
PREZZO I pellegrini puri della sottospecie F. p. peregrinus hanno visto un abbassamento notevole dei prezzi; presso i grossi allevamenti tedeschi o austriaci è possibile acquistare i maschi per 500-600 euro e le femmine per 800-900 euro. Le sottospecie più grosse (F. p. calidus o F. p. anatum) invece hanno costi che arrivano alle 2000-2500 euro per le femmine
RISCHI/DELICATEZZA Rapace molto veloce, può facilmente allontanarsi per decine di km se non addestrato adeguatamente. Specie robusta e ben adattata al clima italiano.
DIMENSIONE VOLIERA SINGOLA 2,5 x 2,5 x 2,5(h) m
DIMENSIONE VOLIERA DA RIPRODUZIONE 4 x 4 x 2,5-3(h) m
ALIMENTAZIONE (COPPIA DA RIPRODUZIONE) Una grossa quaglia e mezza al giorno, due colli di pollo, un piccione o 6 pulcini
NOTE SULLA RIPRODUZIONE IN CATTIVITA' E' bene evitare di formare coppie con individui adulti; scegliere sempre dei giovani dell'anno, magari da addestrare e far volare insieme per la falconeria insieme nei primi due anni fino al raggiungimento della maturità sessuale
PRODUTTIVITA' IN CATTIVITA' Può essere elevata; con le tecniche di doppia covata o di egg-pulling una femmina può deporre fino a 11-12 uova fertili ogni anno.

 

Viene usualmente fatto valare praticamente a tutte le prede tipiche della caccia di alto volo quali corvidi (gazze, taccole corvi), tetraonidi ( starne, fagiani, pernici,), beccacce, ed anatidi. Sin dalle origini della falconeria comunque i falconieri hanno visto nella "Red grouse" la preda prediletta dal pellegrino addestrato. Ben adattato ai cambi climatici, esso si esprime al massimo nella caccia d’alto volo in giornate ventose e fredde e grazie alla sua coda corta ed alla notevole apertura alare potrà effettuare degli spettacolari voli.  

I Pellegrini maschi (terzuoli) sono maestri di agilità e di velocità. Essi sono meglio sfruttabili per la caccia a prede più piccole. I maschi sono molto efficienti con le pernici e con le gazze mentre i corvi e le cornacchie vengono lasciati alle più potenti femmine (dette falconi).

Il suo facile addestramento, le sue notevoli performances , la velocità e lo stile sul campo ne hanno fatto il rapace preferito nella falconeria per vari centenni; anche oggi penso non ci sia falconiere che non possegga, o abbia volato uno o più pellegrini nella sua carriera. Ma possono essere usati solo falchi nati in cattività da almeno due generazioni (F2). Questo il motivo per cui ritengo sia importante che ogni falconiere, che ne abbia la possibilità e la voglia, si accinga alla propagazione in cattività di tale falco. Ciò permetterà di avere sempre a disposizione uno stock di rapaci con i quali sostituire eventuali perdite, selezionare individui particolarmente capaci nella caccia, e recuperare le spese di mantenimento. Magari molti avranno provato la riproduzione in cattività ma, rimasti delusi dai primi tentativi, hanno rinunciato.

Allora la prima regola per chi si accinge a questo allevamento è non perdersi mai d’animo e avere molta pazienza: conosco persone che hanno avuto la nascita dei primi pulcini da una coppia formata già da 5 o 6 anni, benché la maturità venga raggiunta a 2-3 anni di età (ciò si spiega perché gli esemplari hanno avuto bisogno di molto tempo per adattarsi a dovere alla vita in voliera).

Per chi ha serie intenzioni di praticare la riproduzione in cattività dei falconi ( e dei rapaci in generale) inoltre è di enorme importanza fare tesoro delle esperienze e delle tecniche sviluppate in decenni di studi da parte di centinaia di persone in tutto il mondo: tali informazioni sono state pubblicate su libri ed articoli che dunque bisogna tenere sempre presenti. Non pensate egoisticamente di poter fare tutto da soli e di potere risolvere tutto con la sola esperienza: alcune tecniche non li scoprirete mai da soli neanche in 50 anni di pratica! ( del resto, se non fosse così nel mondo non sarebbero necessari tutti gli scienziati che invece operano).

 

 

 

 

 

 

Eco-etologia applicata alla falconeria: tecniche di addestramento dei giovani falchi pellegrini.

 Paolo Taranto, raptorbiol@gmail.com

 

Introduzione

La falconeria viene da sempre definita come un'arte; senza nulla togliere a questa definizione, da biologo, preferirei definire la falconeria anche come una scienza: scienza perché trattandosi di una attività che ha a che fare con degli animali vivi, non può fare a meno di basarsi sulla biologia delle specie prese in considerazione (i rapaci). Senza una approfondita conoscenza della biologia e dell'etologia dei rapaci il falconiere non potrà avere dei buoni risultati. Ciò vale in modo particolare quando si parla di specie particolarmente ostiche come il Falco pellegrino o l'Astore e, soprattutto, quando il falconiere vuole ottenere il massimo dal suo falco portandolo a caccia di prede selvatiche nel loro ambiente naturale. La caccia col Falco pellegrino è senza dubbio una delle massime espressioni tecniche ed estetiche della falconeria; portare un  falco pellegrino alla cattura di prede selvatiche nel loro ambiente naturale è estremamente difficile ma quando il falconiere riesce in questo intento può sicuramente essere definito un Falconiere con la F maiuscola.

La preparazione di un pellegrino alla caccia deve per forza partire dalla sua bio-etologia. Per questo motivo procederò anzitutto ad analizzare alcuni aspetti biologici e comportamentali del pellegrino in natura per poi applicarli alle tecniche di addestramento in falconeria.

   

La bio-eco-etologia del falco pellegrino in natura

Il Falco pellegrino è una perfetta macchina da caccia, che basa la sua sopravvivenza interamente sulle sue capacità di catturare altri uccelli in volo; per questo motivo esso possiede una lunga serie di adattamenti al volo ad alta e altissima velocità (ali lunghe, sottili e a punta, piumaggio molto rigido, forma altamente aerodinamica, mustacchio anti-riflesso, narice modificata ecc.) e una serie di adattamenti per la cattura delle prede in volo (dita molto lunghe, tarsi corti, carena dello sterno molto robusta, doppia fovea negli occhi ecc.). In genere l'attitudine predatoria è innata nei predatori e nei rapaci (felini, canidi, Falconiformi, Strigiformi ecc.) ma, quando la specie, come nel caso del Pellegrino, deve adoperare tecniche di volo e/o caccia complesse, le sole informazioni innate (cioè contenute nel DNA) non sono sufficienti a consentire una buona performance predatoria (e dunque ad assicurare la sopravvivenza) all'individuo, che quindi deve perfezionarle con l'apprendimento per esperienza e per imitazione.

In natura i Pellegrini iniziano questa lunga strada di apprendimento già dalle prime fasi di vita. Sin dalla nascita infatti i genitori adottano una serie di comportamenti mirati ad insegnare ai propri pulli le tecniche di caccia e di volo. Già a partire dai primi giorni di vita la dimensione e forma del cibo che i genitori somministrano ai pulli cambia in base alla loro età, secondo lo schema generale seguente:

a)      Primi 1-3 giorni di età: in genere il genitore non imbecca i pulcini nelle prime ore dopo la schiusa; successivamente e fino a circa 2-3 giorni di età i bocconi di cibo usati per imbeccare i pulli sono molto piccoli e formati solo da carne netta del muscolo delle prede.

b)      Da 3-4 a 10 giorni di età: nella settimana successiva la dimensione dei pezzetti di cibo fornito dai genitori aumenta; il cibo è ancora costituito solo da carne netta (muscolo delle prede) senza ossa, intestini e penne.

c)      Da 11 a 21-22 giorni di età: il genitore fornisce bocconi via via più grossi man mano che i pulcini crescono, e può iniziare a dare anche pezzi di cibo con frammenti di ossa, per aiutare lo sviluppo delle ossa dei pulli che a questa età è estremamente necessario.

d)     Da 23 a 30 giorni di età: i genitori strappano pezzi più grossi dalle prede e i pulli spesso strappano il cibo dal becco del genitore e lo mangiano da soli, o almeno ci provano. In questa fase inizialmente gli altri pulli possono essere interessati al pezzo di cibo ottenuto dal pullo che lo ha strappato dal becco del genitore, ma non si crea mai competizione e quando il pullo col cibo si isola, spesso solo girandosi dall'altra parte, esso viene lasciato in pace. I bocconi di cibo che il genitore dà ai pulli sono anche più ricchi di ossa e con qualche piuma, così da aiutare lo sviluppo scheletrico dei pulli e incoraggiare il rigetto delle prime borre.

e)      31-42 giorni di età (involo): in genere in questo periodo, che va dalla prima settimana prima dell'involo fino all'involo stesso, i pulli sono già diventati dei veri e propri Falchi, abbastanza simili morfologicamente agli adulti; i genitori portano prede spesso intere al nido, con tutta la testa e il piumaggio; inizialmente sono i genitori stessi ad occuparsi di spiumare la preda e iniziare a romperla, il tutto davanti ai pulli, che imparano per imitazione. Negli ultimi giorni invece il genitore lascia direttamente le prede ai giovani nel nido, i quali se ne alimenteranno autonomamente.

f)       Prima settimana dopo l'involo: durante questo periodo i pulli vengono alimentati con prede intere che il genitore porta, così come avveniva nella prima settimana prima dell'involo.

g)      Seconda settimana dopo l'involo: i genitori, soprattutto la femmina, si lascia inseguire dai giovani affamati e in volo lancia loro delle prede già uccise, facendo sì che i giovani le ri-acchiappino in volo prima che le prede cadano a terra.

h)      Dalla terza settimana dopo l'involo all'indipendenza: come ultima fase di addestramento il genitore, catturata una preda, non la uccide subito, ma la lancia tramortita e/o ferita ai giovani, che intanto, visto arrivare il genitore in volo con la preda, hanno iniziato ad inseguirlo per chiedere cibo. Nelle ultime fasi di dipendenza dei giovani dai genitori essi vanno a caccia insieme.

 

Da quanto appena detto si evince che i genitori "addestrano" gradualmente i pulli già dalle prime imbeccate passando da minuscoli pezzi di carne netta nei primi giorni di età a bocconi via via più grossi e con carne mista a penne e ossa nelle settimane successive fino a fornire prede intere già uccise prima e subito dopo l'involo e anche prede vive nelle ultime fasi di dipendenza dei giovani dai genitori dopo l'involo.

   

Fig. 10.1.a: Questo maschio di Pellegrino urbano è appena arrivato al nido portando un Verdone (Carduelis chloris) già parzialmente spiumato e senza testa.

 

 

Fig. 10.1.b: Durante le prime 2 settimane è quasi sempre il maschio che va a caccia e porta il cibo, lasciando alla femmina il compito di imbeccare i pulli.

 

 

Fig. 10.1.c: La femmina cerca di fornire la stessa quantità di cibo a tutti i pulcini, anche se alcuni sono più "insistenti" nel richiedere cibo e altri si isolano durante l'imbeccata.

 

Una volta che i pulli sono cresciuti e si accingono all'involo con l'abbandono del nido, i genitori tentano di stimolarli lasciandoli per tutto il giorno senza cibo, affamati, così da incoraggiarli a lanciarsi in volo; in questi momenti i genitori volano passando radenti al nido, facendosi vedere dai giovani affamati così da incoraggiarli a spiccare il volo.  

Una volta che tutti i giovani hanno abbandonato il nido e hanno fatto i primi voli, i genitori, dovendo ancora nutrire i giovani cercano di farlo in maniera utile e istruttiva. Abbiamo detto poc'anzi che i genitori spesso si lasciano inseguire dai giovani di proposito, mostrandosi in volo con una preda tra gli artigli dopo averli fatti affamare; infatti gli adulti, in questo periodo, tendono a stare lontani dai giovani durante l'arco della giornata, anche per evitare di essere attaccati violentemente dai giovani che chiedono cibo. Fanno la loro ricomparsa solo dopo alcune ore, quando i giovani hanno raggiunto un livello di fame elevato. Le modalità con cui i genitori dunque aiutano i giovani e cercano di insegnare loro le tecniche di caccia e volo sono molteplici ed in genere avvengono in una successione graduale

1)      Imbeccata classica con prede intere: avviene durante la prima settimana dopo l'involo; il genitore raggiunge i giovani con una preda tra gli artigli, quasi sempre intera, appena uccisa e col piumaggio completo; a questo punto se gli altri giovani sono sparsi nei posatoi limitrofi raggiungono il genitore con la preda e vengono imbeccati come avveniva nel nido nelle settimane prima dell'involo

2)      Cessione di prede uccise dal genitore ai giovani: già durante la prima settimana dall'involo e, in genere, durante la seconda settimana, i genitori continuano a lasciare i giovani senza cibo per gran parte del giorno; dopo qualche ora di assenza l'adulto ricompare con una preda tra gli artigli, subito individuato dai giovani che, affamati, iniziano ad inseguirlo, l'adulto si fa inseguire per un po' prima di cedere la preda ai giovani che la spiumeranno e la mangeranno in autonomia.

3)      Lancio della preda uccisa ("Dead prey dropping"): già dalla seconda settimana i genitori non consegnano direttamente le prede ai giovani, ma in alcuni casi gliele lanciano dall'alto  (Fig. 10.1.e); l'adulto arriva in volo molto alto vicino alla zona del nido, e viene subito individuato dai giovani che partono ad inseguirlo; il genitore si mantiene in volo molto alto, guadagnando altezza ogni volta che qualche giovane gli si avvicina troppo e a questo punto lascia cadere la preda in caduta libera verso il suolo, nella speranza che uno dei giovani riesca ad afferrarla al volo prima che cada a terra. In alcuni casi la preda finisce effettivamente al suolo e mi è capitato di trovare durante il periodo di addestramento numerose prede integre, appena ferite e col collo spezzato nelle vicinanze dei nidi sia su parete che in città. Alcuni autori (Ratcliffe, 1993) riportano di avere osservato anche genitori che lasciavano cadere ai giovani in volo altri oggetti quali rametti o fili d'erba, oltre che prede uccise.

4)      Lancio di prede vive ("Live prey dropping"): verso la terza-quarta settimana dopo l'involo i giovani hanno già preso gusto nel volo, hanno una buona muscolatura e dominano sufficientemente bene le loro strumentazioni di volo. I genitori in questo periodo ogni tanto forniscono loro delle prede vive. La metodologia è simile a quella appena descritta del lancio delle prede uccise: il genitore arriva nelle vicinanze del nido questa volta trasportando una preda appena ferita o solo stordita che poi lascia cadere in aria verso i giovani (Fig. 10.1.f).

5)      Caccia cooperativa facilitata: come nei diversi comportamenti di volo dei giovani (gioco in volo, gioco della caccia, falsi attacchi, volo in termica) anche nelle tecniche usate dai genitori esiste una continuità graduale. A volte non è facile capire se il lancio di una preda viva da parte del genitore ai giovani sia un lancio semplice o sia frutto di una caccia cooperativa, che è la fase finale di addestramento che i genitori fanno ai giovani; dopo questa fase i giovani Pellegrini prendono il "brevetto di volo" e la "licenza di caccia" e potranno cacciare in autonomia, guadagnando così l'indipendenza totale dai genitori. Ho osservato in poche occasioni la caccia cooperativa di adulti e giovani insieme, e anche le osservazioni riportate in letteratura sono poche. Questo ultimo livello di addestramento può avvenire in diverse modalità (Fig. 10.1.d): a) il genitore può eseguire dei voli per costringere le prede (spesso piccioni) verso i giovani, catturandone una e rilasciandola così ferita ai giovani per rendere loro la cattura più facile. b) il genitore può inseguire le prede (soprattutto giovani uccelli, quindi più facili da catturare) ripetutamente e adoperare tutta la sua maestria per demoralizzare, spaventare e stancare le prede, in modo da renderle più facilmente catturabili dai giovani oppure può arrivare a ferirle direttamente.

6)      Caccia di gruppo ("Family hunting"): è il livello massimo di addestramento, l'ultima lezione prima dell'indipendenza dei giovani. La caccia cooperativa (Fig. 10.1.g) consiste in battute di caccia a cui partecipa parte o tutta la famiglia: o solo un genitore e tutti i giovani, o solo un genitore e alcuni giovani o entrambi i genitori e uno, alcuni o tutti i giovani. I genitori durante queste azioni di caccia cercano di aiutare il meno possibile i giovani, per assicurarsi che abbiano veramente imparato a cacciare da soli.

 

Dopo i suddetti livelli di addestramento i giovani hanno imparato tutto ciò che c'era da imparare e possono iniziare a cacciare da soli. Inizialmente i giovani di una nidiata restano insieme (anche fino all'autunno) e può capitare di osservare 2 o 3 giovani cacciare tutti insieme e dividersi successivamente la preda.

Secondo alcuni autori (Nelson, 1970) i Pellegrini possono apprendere le tecniche di caccia anche solo "osservando" i genitori, che si danno da fare per cacciare delle prede sotto gli occhi dei giovani appositamente per questo motivo; questa è sicuramente una tecnica di apprendimento, ma non è sufficiente, secondo me, se non è accompagnata da un esercizio pratico che consenta loro di fare esperienza.

 

 

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    Fig. 10.1.d: La sequenza in alto mostra il genitore che insegue una preda davanti al giovane che segue dietro per mostrargli la tattica di caccia. La sequenza sotto mostra il genitore che ha appena ferito una preda, lasciandola così catturare con più facilità dal giovane.

 

 

 

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    Fig. 10.1.e: Classica scena in cui un genitore lascia cadere una preda morta ("Dead prey dropping") mentre è in volo, che viene prontamente afferrata dal giovane (modificato da Sherrod, 1983)

 

 

 

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Fig. 10.1.f: Il passaggio successivo è il rilascio da parte dell'adulto di una preda ancora viva ai giovani in volo ("Live prey dropping") (modificato da Sherrod, 1983).

 

 

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   Fig. 10.1.g: Infine, il massimo livello di addestramento dei giovani viene raggiunto quando essi praticano la caccia insieme ai genitori ("Family hunting") (modificato da Sherrod, 1983).

 

 

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  Fig. 10.1.h: Il giovane raffigurato in questo disegno scende in scivolata per afferrare con gli artigli in volo la cima di un albero; questo è un tipico atteggiamento dei giovani, di caccia ad oggetti inanimati, che fa parte del gioco e che consente loro di sviluppare e perfezionare le proprie abilità di volo e caccia aerea (modificato da Sherrod, 1983).

 

 

 

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Fig. 10.1.i: Il giovane del disegno a sinistra sta "spiumando" un ramo, comportamento che rassomiglia e che, nel gioco, prepara il giovane, al tipico comportamento degli adulti che spiumano le prede mentre sono in volo (disegno a destra) (modificato da Sherrod, 1983).

 

 

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  Fig. 10.1.l: Il giovane Pellegrino raffigurato in alto sta eseguendo una manovra aerea, capovolgendosi per catturare un grosso insetto; è tipico dei giovani infatti, catturare e nutrirsi di grossi insetti volanti durante la fase di transizione verso l'indipendenza, poiché la cattura degli Uccelli in volo risulta ancora troppo difficile e ad alta percentuale di fallimento; il disegno sotto invece illustra un giovane che sta afferrando delle foglie (o insetti) durante il volo (modificato da Sherrod, 1983).

 

 

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Fig. 10.1.m: Questo giovane pellegrino sta inseguendo e tentando di catturare una preda molto più grande di lui (un Airone) (modificato da Sherrod, 1983).

 

 Applicazioni in falconeria

Abbiamo lasciato il discorso della bio-etologia del Pellegrino in natura parlando di apprendimento per imitazione. I falconieri hanno utilizzato a lungo questa tecnica, come ci riporta Felix Rodriguez de la Fuente nel suo famosissimo manuale "Altaneria". In realtà nei giovani di pellegrino è molto più importante l'apprendimento per esperienza personale rispetto all'apprendimento per imitazione di un falco più esperto (o dei genitori, in natura); sicuramente il fatto che i genitori portino a caccia i giovani "mostrando" loro come inseguono e catturano le prede gioca un importante ruolo nell'apprendimento, ma non è un fattore fondamentale. A dimostrare il fatto che i giovani possono apprendere la caccia anche da soli sono gli studi su i giovani Pellegrini addestrati per la falconeria o i giovani rilasciati durante i progetti di reintroduzione con la tecnica dell'"Hacking"; questi Falchi non hanno avuto dei genitori che gli insegnassero come cacciare, ma possono diventare comunque degli ottimi cacciatori; ciò perché l'istinto alla caccia è scritto nel DNA del Pellegrino, e la semplice esperienza può permettere di "estrarre" queste informazioni scritte sinteticamente nel codice genetico e svilupparle (una specie di "unzipping"); è però da evidenziare il fatto che i giovani che imparano a cacciare da soli, senza un modello o un falco esperto che faccia loro da insegnante, impiegheranno molto più tempo per apprendere le tecniche di caccia e avranno una percentuale di mortalità in natura molto maggiore.

Nelle applicazioni in falconeria bisogna dunque distinguere il ruolo che svolgono i genitori nell'"addestramento" dei giovani in natura, dal ruolo che i genitori stessi offrono come "modelli" da imitare (apprendimento per imitazione). Il primo ruolo è sicuramente il più importante e può essere svolto dal falconiere da solo senza l'ausilio dei falchi maestri, il secondo ruolo invece è molto meno importante e richiederebbe dei falchi maestri (cioè dei pellegrini già esperti che vengono fatti volare insieme ai giovani così da consentire loro di apprendere per imitazione); i pellegrini infatti, come si è già spiegato, possono apprendere le tecniche di caccia e di volo semplicemente con l'esperienza e l'apprendimento per imitazione di altri falchi esperti svolge un ruolo minimo.

Il punto chiave è quindi l'esperienza: un giovane nato e cresciuto in natura può fare esperienza 24 ore su 24 mentre un giovane pellegrino da falconeria viene fatto volare libero si e no un'ora al giorno (due sessioni da mezzora) e non sempre ha possibilità di inseguire/attaccare una preda viva. Teoricamente, se il falconiere può dare al suo giovane falco la possibilità di volare più volte al giorno (2-3 sessioni da mezz'ora ciascuna) fornendo ad ogni volo la possibilità di cacciare prede vive, il giovane pellegrino da falconeria diverrà un perfetto cacciatore quasi negli stessi tempi dei giovani pellegrini nati e cresciuti in natura (da due a quattro mesi circa).

L'addestramento per la falconeria di un giovane Pellegrino deve avvenire in maniera graduale esattamente come fanno i genitori in natura; quindi il falconiere si sostituisce ai genitori. E' però vero che i giovani Pellegrini da falconeria impiegano un tempo più lungo prima di diventare bravi cacciatori in grado di sopravvivere autonomamente in natura; un Pellegrino nato in cattività e addestrato per la falconeria sin dalla tenera età potrà riuscire a raggiungere la stessa bravura e percentuale di successo nella caccia di un giovane della stessa età ma nato in natura e addestrato dai suoi genitori in un tempo di lunghezza proporzionale alla quantità di possibilità di caccia che il falconiere riesce a dargli ogni giorno; il giovane selvatico raggiunge questo livello già entro l'autunno o, al massimo, durante l'inverno, quindi solo a pochi mesi di età!

Regole fondamentali di addestramento dei giovani falchi pellegrini nati in cattività alla caccia:

 

1)      Usare solo falchi giovani: un buon addestramento deve partire sempre e assolutamente di individui giovani, già dai a 40 giorni di età. E' infatti solo in giovane età che la "mente" dei rapaci è ancora molto aperta e plastica ed è quindi in grado di imparare rapidamente dall'esperienza e dagli sbagli. Un pellegrino addestrato alla caccia già da 40 giorni di età imparerà molto di più e molto più rapidamente rispetto ad un pellegrino adulto! (per approfondire l'argomento dell'imprinting e delle capacità di memorizzazione/apprendimento legate all'età si consulti l'articolo dello stesso autore su questo portale).

 

2)      Seguire una procedura graduale di introduzione alla caccia "entering" simile a quella usata dai genitori in natura: Il falconiere deve iniziare a somministrare le prede al giovane pellegrino in addestramento nella stessa modalità con cui lo fanno i genitori in natura. È importante utilizzare sempre la stessa preda, in funzione di ciò che il falconiere vuole cacciare col suo falco una volta pronto. Se si vuole cacciare Germani reali, al giovane dovrebbe essere somministrata come cibo già dall'inizio dell'addestramento la carne di questa preda. Il secondo stadio è fornire come cibo la preda morta intera. Il terzo stadio, già durante la fase di addestramento è permettere al giovane di catturare e uccidere dei germani "facilitati" come farebbe il genitore in natura: questo passo però può creare dei problemi etico-morali e legali; sta al falconiere decidere qual è il modo giusto per ottenere questo. Infine, nel quarto stadio, si deve dare al  falco la possibilità di cacciare prede sempre più difficili, ed in gran numero, fino ad arrivare alla cattura dei selvatici nel loro ambiente naturale.

  

3)      Massimizzare l'esperienza del falco: è già stato spiegato in precedenza quanto importante sia l'esperienza per un giovane falco. Il falconiere deve dare la possibilità al falco di cacciare prede tutti i giorni, possibilmente più di una preda al giorno; il falco dovrebbe essere fatto volare durante l'addestramento tutti i giorni, possibilmente due volte al giorno. Il periodo di addestramento alla caccia non ha una durata pre-determinata, terminerà quando il falco saprà catturare agevolmente le prede selvatiche con una buona percentuale di successo; i giovani pellegrini in natura impiegano circa 2-4 mesi per arrivare a questo livello.

 

 

Testi e foto © by Hyerax (hyerax@gmail.com) e www.falconeria.info

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